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Elza Wandler: dentro la colorata e ingegnosa casa ad Amsterdam della designer che con le sue borse ha conquistato la moda
L’ha fatta sua, arredo dopo arredo, idea dopo idea. Elza Wandler ha dato forma al suo nido artistico, confortevole, pieno di piccoli trucchi “fai da te” che hanno dato un volto totalmente nuovo all’appartamento originale. D’altronde la designer sa come creare bellezza: i suoi accessori sono da anni oggetti del desiderio, cool e senza tempo.
Elza Wandler, il marito Joost Doeswijk e il barboncino Dries posano nel living room. Sullo sfondo, quadro dell’artista spagnola Marria Pratts (classe 1988). Divano Camaleonda di Mario Bellini, 1960 (B&B Italia).
Hair & Make-up: Alexander van der Heide.
Foto Kasia Gatkowska
Elza Wandler ci fa entrare nella sua casa di Amsterdam. Ecco dove vive la accessory designer
Nel living room: artwork di Marria Pratts. Lampada a sospensione della serie Bolle Cielo di Gallotti & Radice. Lampada da terra: Joe Armitage. Coffee Table: Pietro Franceschini. Divano Camaleonda, Mario Bellini, 1960 (B&B Italia). Poltrona: Annie Hieronimus per Cinna. Cuscino rotondo: Gotain, quadrato Pierre Frey. Cubo d’argento: India Mahdavi. Vaso Tabel: Rira. Vaso da tavolo in legno: Moss Studio. Pesce: Frozen Fountain. Tappeto: Frankly.
Foto Kasia Gatkowska
Aveva solo 29 anni quando, dopo una già avviata carriera nella moda, ha fondato il suo marchio di borse Wandler. Nel giro di poco tempo, quelle creazioni dal design minimal, pulito e quasi architettonico in contrasto con colori pop e vibranti, sono state indossate sui red carpet, non prima di essere finite nei feed Instagram più virali, diventando l’oggetto del desiderio di milioni di seguaci. Per Elza Wandler la strada da stilista sconosciuta a quella di fama mondiale è durata meno di sei mesi. Ma la designer, originaria del Limburgo, non si è mai montata la testa. Sono anni che il brand è in circolazione (lo ha fondato nel 2017) e lei ha trovato il suo equilibrio — e il suo team di quasi tutte donne — perfetto. Le collezioni si sono ampliate (il più grande successo resta la borsa rotonda Hortensia), oggi sono arrivate anche le scarpe, tutti accessori con una “funzione” e un’estetica particolarmente votata al design. D’altronde Wandler coltiva da sempre una grande passione per le forme, anche quelle legate all’interior e all’home design. «Faccio tantissima ricerca, soprattutto tra i giovani. Osservo, indago, conosco, l’interior mi affascina da sempre», mi spiega mentre la raggiungo via Zoom durante le sue vacanze estive in Umbria. Voglio farmi raccontare tutto sulla sua nuova dimora ad Amsterdam, un appartamento su due piani fresco di restyling nella zona Old West della città, «un’area nuova multiculturale, piena di locali e ristoranti a cinque minuti da Vondelpark, che per noi è come il Central Park di New York».
Elza Wandler afferma che gli accessori sono sempre stati la sua passione perché sono “come piccole sculture”. Sebbene il brand abbia sede ad Amsterdam, le borse sono fatte a mano in Italia e il marchio vende in tutto il mondo. Poltroncina girevole LC7 disegnata da Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand per Cassina. Vaso: l’Objet. Chandeliers: David Marshall. Rea Flowers Flower art.
Hair and Make Up: Alexander van der Heide
Foto Kasia Gatkowska
Poltrone girevoli LC7 di Cassina. Tavolo in marmo bicolore con inserti in acciaio, su disegno. Vaso: l’Objet. Portacandele: David Marshall. Lampadario: Alex de Witte Studio. Rea Flowers Flower art. Foto Kasia Gatkowska
Giocare di immaginazione, la chiave vincente
«Ci abbiamo messo più di due anni per trovare questa casa», spiega Wandler. «Dopo un po’ è come andare al supermercato, hai così tanta scelta e ogni giorno i tuoi desideri aumentano». La prima domanda che Elza e suo marito Joost Doeswijk si sono fatti è stata: “Vogliamo comprare una casa ad Amsterdam o appena fuori città?”. Alla fine capitolano e acquistano un appartamento che ha due caratteristiche che vogliono assolutamente: i soffitti alti (circa 3 metri e 20) e il giardino. Per tutto il resto, decidono che aspetteranno. «Nonostante il costo fosse più elevato rispetto al nostro budget iniziale e non si trattasse di una casa d’epoca, quindi risultasse meno affascinante, abbiamo pensato che perlomeno non era storta (le antiche dimore della città, conosciute anche con il nome di Dancing Houses, sono costruite con la facciata inclinata in avanti, ovvero più sporgente nella parte superiore rispetto a quella inferiore, ndr), oltre al fatto che la grandezza — circa 100 metri quadrati — la distribuzione su due piani, lo spazio esterno e un ingresso praticamente privato fossero requisiti che non avremmo mai più trovato in città, per lo meno non tutti insieme». Quando Elza va a vederla, entra in bagno e scopre che la donna che vive lì indossa il suo stesso profumo. «Ho pensato: questo è un segno, anche se l’agente immobiliare pensava fossimo pazzi. Non aveva visto il potenziale della casa ma io si, avevo già giocato con l’immaginazione». La designer decide che la farà sua, un passo alla volta. Diventerà il nido di famiglia che accoglierà lei, il marito e i due cani, il cucciolo Ben (il nuovo arrivato), e il barboncino Dries che ha il suo stesso colore di capelli rossicci. Il nome è naturalmente un omaggio allo stilista Dries Van Noten.
Opera: Athamy Armas. Cubo: Sabine Marcelis. Lampada vintage Gatto dei fratelli Castiglioni (Flos). Lampada da soffitto: Gallotti & Radice Bolle Cielo. Tavolo: Pietro Franceschini. Divano: Camaleonda di Mario Bellini, 1960 (B&B Italia). Vaso: Rira. Vaso da tavolo in legno: Moss Studio. Pesce: Frozen Fountain. Tappeto: Frankly. Armadio tv in legno su disegno di Wandler.
Foto Kasia Gatkowska
Lavorare con quello che c’è già, d’astuzia
Per la ristrutturazione della casa, Wandler non si rivolge a nessun architetto di grido, non si affida a grandi imprese. Non le piace vincere facile, la sfida la vuole accogliere a piene mani in prima persona, mettendo in campo con le sue idee, e decide che ogni dettaglio sarà studiato, pensato, sfruttando al massimo quello che c’è già. È un gioco di creatività, è quello che fa da sempre, disegnando le sue borse, lanciando nuovi trend, mettendo insieme i tasselli, una marcia in più che le ha permesso di entrare con i suoi accessori nei più grandi flagship al mondo.
Per prima cosa, la conformazione dell’abitazione non viene stravolta. Il grosso lavoro sarà nella scelta dei colori, nei rivestimenti, nei pavimenti, nelle pareti e poi, in un secondo momento, nella composizione degli arredi. Quando si entra in casa, al piano terra, c’è un piccolo corridoio che porta subito alla cucina, alla grande zona giorno e al giardino. La zona notte con le due camere da letto, inclusa la padronale, è al piano superiore, vi si accede tramite una scala nel living. La cucina in origine era completamente bianca. «C’era un lavandino molto grande con le pentole e le padelle appese al muro. Aveva un aspetto molto familiare e accogliente, ma era totalmente opposta al mio gusto personale. Volevo renderla mia, senza acquistarne necessariamente una nuova. Così, l’ho ridipinta completamente, creando personalmente la combinazione cromatica che volevo: un mix di rosa e marrone, simile al terracotta. In pratica è il colore dei miei capelli, (ride, ndr)». Intervenire ingegnosamente apportando delle modifiche non strutturali ma comunque significative in termini di stile, è questa la “missione Wandler". Farà lo stesso con le pareti di vetro e smalto in soggiorno. Invece di rifare tutto daccapo, cambia il colore con degli adesivi per i finestrini delle auto.
«Sono davvero fiera di me perché sono riuscita a creare la casa che volevo con una serie di espedienti, senza spendere un patrimonio. Ed è la “mia” casa, mi rispecchia completamente». Tantissimi pezzi d’arredo sono frutto di ricerche, di molte notti passate online e su Instagram, con bacheche di preferiti che sono diventate preziosi
moodboard, ma anche di incontri fortuiti e fortunati. «Ho conosciuto il designer fiorentino Pietro Franceschini al Salone del Mobile di Milano e mi sono innamorata dei suoi pezzi, siamo anche diventati grandi amici. In soggiorno non poteva mancare un suo tavolino. Al centro della sala è perfetto». Elza ha l’occhio allenato alla bellezza e punta molto sui giovani, anche nella scelta delle opere d’arte. Ogni pezzo racconta una storia, un’amicizia, un colpo di fulmine.
Le forme scelte per il living room, ma in generale per tutta la casa, sono estremamente sinuose e morbide. Gli angoli smussati armonizzano, grazie a un sapiente gioco di pieni e di vuoti.
Foto Kasia Gatkowska
Il contrasto tra tonalità dolci e cromie vibranti: una scelta di stile
«Lo stile di questa casa è un perfetto mix di nuovo e contemporaneo, con un tocco decisamente “terroso”. Amo i colori della natura, le sfumature di tutti i marroni, le tonalità del legno, così pacate. E mi piace ancora di più il contrasto che queste nuance creano quando si mescolano alle sfumature più pop, più glossy, come quelle del mobile - cubo di Sabine Marcelis e del dipinto a tinte forti di Marria Pratts in salotto». La serenità che trasmettono certe palette incontra la vibrazione delle tinte più vivaci, in un mix molto interessante. Molti mobili sono poi stati realizzati su misura su disegno della stessa Elza, che ha anche rivestito completamente le piastrelle del bagno originale con un inaspettato miele. «Ho trovato una persona online che lo faceva», racconta. «Adesso è davvero bellissimo! Anche se forse la mia stanza preferita è quella con la sedia blu di Gerrit Rietveld, perché le pareti marrone - oliva, quasi giallo, fanno da perfetto contraltare».
Elza Wandler, il marito Joost Doeswijk e il barboncino Dries posano nel living room. Sullo sfondo, quadro dell’artista spagnola Marria Pratts (classe 1988). Divano Camaleonda di Mario Bellini, 1960 (B&B Italia).
Hair & Make-up: Alexander van der Heide. Foto Kasia Gatkowska
Le palette nella vita della designer (lavorativa e domestica) sono fondamentali. Ogni nuance parla con l’altra. Anche i tessuti infatti, tende incluse, sono scelte di colore. «Se il sole entra in camera da letto e filtra sul tendaggio marrone, l’atmosfera diventa subito dorata. Lo specchio di Sabine Marcelis è di un arancione che regala profondità, sembra un sole che sorge al mattino». Sempre in camera, ha fatto costruire su suo disegno un cabinet con il legno di radica mescolando un pezzo antico originale oro, rendendolo ancora più prezioso.
Tanto custom, tanto ingegno, e tanta arte.
«Le mie gallerie preferite sono a Londra e a Madrid, non esattamente dietro l’angolo, così ho fatto le foto dei dipinti che mi piacevano di più e ho lavorato su grandi photoshop e rendering prima di acquistarli. Dovevo essere sicura che dialogassero perfettamente con lo spazio».
Wandler ha le idee molto chiare. Come per una collezione di accessori, sa già qual è il mood, l’ispirazione, il mondo che vuole esplorare. E disegna, racconta, crea. «Per questa casa volevo linee e rotondità. Il tavolo di Franceschini, ad esempio, ha la forma tonda ma lateralmente presenta delle scanalature, l’armadiatura cannettata in soggiorno che nasconde la televisione è molto squadrata, il divano Camaleonda di Bellini (B&B Italia) è di nuovo un elemento curvy. È un continuo alternarsi».
Dagli arredi alle opere, ogni angolo è una “corrispondenza amorosa”: gli oggetti quasi si osservano, raccontando storie. Anche la luce, che non deve essere mai invadente, è importante in questa casa così irrimediabilmente “terrosa”. «Ho un sacco di lampade diverse, alcune sono oggetti d’arte che non uso mai, come quella di Joe Armitage, che adoro. Amo molto anche quelle di Alex de Witte, un ragazzo dei Paesi Bassi che produce a mano meraviglie in vetro soffiato».
La cucina in origine era completamente bianca. Wandler ha creato personalmente il colore e l’ha completamente ridipinta, regalandole una nuova vita.
Foto Kasia Gatkowska
Ci avevi già stupito anni fa con una piccola capsule di oggetti in ceramica e vasi, dopo scarpe e borse dobbiamo aspettarci i mobili firmati Wandler? «No, è troppo complesso realizzare arredi, più che altro mi piace reinventare gli spazi e dargli nuova vita. Mi sono divertita davvero tantissimo a ripensare questa casa. Se solo avessi il budget ne comprerei un’altra per rifarla tutta completamente. Ho così tanto materiale d’archivio, ricerche infinite, cataloghi e riviste di settore raccolte negli ultimi anni che potrei ristrutturare un manipolo di altri 20 appartamenti, sai?»
E noi non aspettiamo altro.
Sul tappeto di Sabine Marcelis per cc-tapis, un paio di scarpe disegnate da Elza Wandler. Foto Kasia Gatkowska
Letto: Cocomat. Panca scendiletto vintage. Specchio: Sabine Marcelis. Sedia Botolo, Cini Boeri per Arflex. Armadio: Ikea. Foto Kasia Gatkowska
La camera da letto padronale al primo piano della casa, riprende le stesse nuance calde e naturali del soggiorno. Foto Kasia Gatkowska
Sullo sfondo, l’iconica sedia Botolo, progettata da Cini Boeri nel 1973 (Arflex), qui nella sua versione “pelosa”.
Foto Kasia Gatkowska
Lampada di Axel Chey. Foto Kasia Gatkowska
In camera, appoggiata sulla madia: opera d’arte con cavallo: David Surman. Artwork: Michael Craik. Cabinet: la parte in oro è di Renato Zevi (la parte in legno Burlwood è stata customizzata dalla stessa Wandler. Separé rosso: design custom realizzato da Jacob. Vaso dalla fantasia grafica: Solomostry. Vaso rosso: Venini Italia. Vaso bianco: Gloria Landenberger. Tappeto: Casa Gitane. Foto Kasia Gatkowska
Il bagno originale è stato completamente ridipinto dalla Wandler, piastrelle incluse.
Foto Kasia Gatkowska
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