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Una villa colta e modernista affacciata sulla costa belga
Sulla spiaggia di Knokke-Le Zoute in Belgio, davanti al mare, il celebre architetto Henry van de Velde costruì una villa modernista e colta. Che rinasce con una ristrutturazione che accoglie il passato, proiettandolo nell’oggi.
Nicolas Milon
Angoli morbidi, tetto piatto, facciata di mattoni: Villa Westhinder è un emblema dello stile paquebot, e una delle ultime dimora della costa belga. Una villa modernista e colta sulla costa del Belgio. Negli anni ’20, Albert Saverys è uno dei principali artisti belgi, conosciuto per il trattamento del colore e per la pittura ispirata dai paesaggi rurali e dalla città, dal mare e dalla vita dei pescatori. È circondato da un gruppetto di amici composto dallo scrittore Stijn Streuvels, dal produttore di mobili su misura Jozef De Coene e dal pittore, architetto e arredatore Henry van de Velde che, nel 1930, ha appena realizzato il monogramma – utilizzato ancora oggi – della SNCB e costruito la Maison Wolfers, a Ixelles, una casa con gli angoli arrotondati e tetto piatto in stile modernist. In quest’epoca Albert Saverys gli affida la costruzione della sua casa a Knokke-Le Zoute, in riva al mare, nota con il nome di Villa Westhinder. Una villa modernista, quindi, con una storia speciale.
La sala da pranzo è arredata con mobili vintage in legno di posidonia. pagina precedente Villa Westhinder, realizzata nel 1931 per l’artista belga Albert Saverys da Henry van de Velde, con le sue tipiche linee sinuose, è oggi monumento storico, abitato dagli eredi. Gli interni sono stati restaurati da Aurélie Penneman. Nove decenni dopo, i nipoti di Albert Saverys si rivolgono all’architetto di interni Aurélie Penneman per ristrutturarla. La è stata adesso classificata come monumento storico.
Nel living, coppia di poltrone di Louis Van Teeffelen (Vintage Boutique Abcoude). Sul camino, un bassorilievo di Sarah Bostwick (Gallery Meessen De Clercq). A destra, una scultura di Stief Desmet. «È una villa modernista molto famosa in Belgio che attualmente viene usata come casa di famiglia. L’interno è stato rimaneggiato negli anni, con conseguente scomparsa di numerosi elementi originali. Mi sono quindi immersa nella sua storia per ritrovare l’idea di partenza di Henry van de Velde. La mia intenzione è stata quella di ridarle smalto e di adattarla al comfort della vita contemporanea, aprendo la cucina per far entrare la luce e collegarla con lo spazio in cui si vive», spiega Aurélie Penneman.
In cucina, teiera di John Pawson, coppa di Michaël Verheyden e scatole di Vincent Van Duysen (tutto di When Objects Work).
D’epoca rimangono un eccezionale camino in stile Streamline moderno e qualche pezzo di De Coene. Questo stile, già adottato da Henry van de Velde per la Maison Wolfers, è riconoscibile negli angoli arrotondati della facciata e nel camino. Aurélie Penneman lo ripropone in cucina disegnando contenitori su misura che fa realizzare da Cubex, azienda storica ancora in attività.
Nella zona pranzo della cucina, tavolo e sedie Tulip di Eero Saarinen (Knoll) e lampadario di Louis Poulsen. Dietro, due sculture, bianca e nera, di Gilbert Decock.
“Mi sono immersa nella storia della casa per ritrovare l’idea di partenza di Henry van de Velde”.
Aurélie Penneman
Effettua anche ricerche minuziose per armadi, luci, pavimenti, perfino maniglie e interruttori. Alle scaffalature dagli angoli curvi aggiunge cerniere cromate, viti di fissaggio sul bordo del piano di lavoro, una rubinetteria d’antan, prese in bachelite come nel 1931 e un liseré a mosaico che si arrotonda anche sul pavimento a terrazzo... La quintessenza dello stile Henry van de Velde.
In ingresso, panca in teak e rattan Sofa 161 di Hans Olsen, 1957 (Galerie Objets d’hier) e quadro Asylum (Statement series) di Mar Arza (Galleria Meessen De Clercq). Applique 5 Bands Wall Lamp del 1968 di Jules Wabbes (General Decoration).
Altrove, le boiserie in Sapelli e, nel salone d’ingresso, i gradini curvi in teak birmano di De Coene e la barra cromata lucida tipica degli anni ’30 sono stati conservati. Si aggiungono i lampadari di Jules Wabbes, una panca firmata Hans Olsen, una coppia di poltrone di Louis Van Teeffelen, un tavolo di Eero Saarinen e una collezione di opere d’arte contemporanee che ci fanno viaggiare impercettibilmente tra gli anni 1950, 1960 e 1970. Solo la vista a perdita d’occhio sulle dune e sul mare rimane senza tempo e detta la palette di colori, tra il giallo delle ginestre e delle graminacee e il blu grigio indefinibile del cielo e del mare del Nord, in una sensualità colta e luminosa.
La scenografica scala a chiocciola e un’opera di Carel Visser.
In cucina, sedie e tavolo Tulip (Knoll), lampadario di Louis Poulsen e due sculture, bianca e nera, di Gilbert Decock. A parete, quadro Models di J&O Saverys.
Nel living, coppia di poltrone di Louis Van Teeffelen (Vintage Boutique Abcoude). Sopra il grande camino, Déchirure di Daniel Buren (Gilles Drouault, galerie/multiples, Parigi). Sul piedistallo, scultura di Stief Desmet. A sinistra, commode su disegno realizzata nel 1931 (Kortrijkse Kunstwerkstede Gebroeders De Coene) e bassorilievo bianco di Sarah Bostwick (Gallery Meessen De Clercq, Bruxelles).
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