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Cosa fareste con 7 metri quadrati in più? Questi due architetti hanno ideato un’incredibile micro casa, completa di sauna e vasca idromassaggio Una guest house minimalista e sperimentale a Rotterdam. I due architetti sono riusciti a comprimere in sette metri quadrati una camera da letto, una vasca da bagno, un soggiorno, una cucina e molto altro, e stanno facendo incetta di premi. Marta Sader
Jan de Groen
Una micro casa a Rotterdam in soli 7 metri quadrati, completa di sauna e vasca idromassaggio.
Come faceva quella barzelletta? “Come fanno quattro elefanti a stare in una seicento”? Qui la domanda è: come si fa a far stare una camera da letto, una vasca da bagno, un soggiorno, una cucina completa e una vasca idromassaggio in sette metri quadrati?
La risposta? Con molto talento. E Beatriz Ramo (STAR strategies + architecture) e Bernd Upmeyer (BOARD), la coppia di architetti che hanno ideato questa micro casa, una guest house unica nel suo genere, che ha vinto un premio dopo l’altro, ne hanno davvero tanto.
Dietro questa configurazione apparentemente semplice, si nascondono i diversi usi dello spazio.
Ossip van Duivenbode
Una scala conduce alla camera da letto. Ossip van Duivenbode
“Nel 2013 abbiamo visto nell’atrio del nostro condominio un biglietto scritto a mano da un altro vicino che metteva in vendita uno ‘spazio’ di sette metri quadrati nello stesso edificio. Eravamo molto curiosi: non avevamo idea di dove potesse essere. Abbiamo chiamato il giorno stesso, abbiamo visto la stanza il giorno dopo e l’abbiamo acquistata immediatamente. È stata una bella scoperta trovare questo posto all’ultimo piano del nostro palazzo. Era una sorta di ripostiglio completamente attrezzato con una finestra a tutt’altezza. Non sapevamo cosa ne avremmo fatto, ma sapevamo che aveva un enorme potenziale”, ricordano Ramo e Upmeyer a proposito del germe di Le Cabanon: hanno infatti deciso di chiamare questo loro esperimento come il celebre progetto di Le Corbusier.
“Abbiamo deciso di attrezzare completamente la cucina (con forno a microonde, piano cottura, ecc.) in modo da poter utilizzare Le Cabanon anche come ‘rifugio’ per noi”, spiegano gli architetti.
Ossip van Duivenbode
È interessante notare che in uno spazio che in linea di principio poteva essere utilizzato solo per conservare le cianfrusaglie, c’erano già segni di abitabilità: “Abbiamo scoperto che nell’edificio ci sono in tutto tre stanze di questo tipo, una sopra l’altra. Il nostro spazio, all’ultimo piano, ha l’altezza libera più elevata. Queste stanze, a cui si accede dalla circolazione comune, erano apparentemente occupate da infermiere negli anni ’50, durante la crisi abitativa del dopoguerra nei Paesi Bassi. Nei progetti originali erano descritte come ‘ripostigli’, in quanto troppo piccole per essere chiamate appartamenti, ma erano dotate di servizi igienici, lavabo, riscaldamento, acqua calda, elettricità e una grande finestra. Fin dall’inizio c’era l’intenzione di usarli ‘non ufficialmente’ per qualcosa di più di un semplice ripostiglio”, spiegano i due professionisti.
Superare i potenziali problemi di mancanza di ventilazione e di eccesso di umidità è stata una delle maggiori sfide del progetto.
Ossip van Duivenbode
Per cosa l’avrebbero usato? All’inizio pensavano che sarebbe stata una sorta di “stanza in più” per il loro appartamento situato al primo piano. E nella stanza avrebbero messo tutto ciò che volevano avere, ma che non avevano lo spazio per avere in casa.
Upmeyer, ad esempio, voleva una vasca idromassaggio e Ramo una sauna a infrarossi (che, invece di riscaldare l’aria con il vapore, riscalda direttamente la pelle con un sistema di radiazioni simile a quello del sole, ma senza raggi UV).
Il bagno e l’accesso alla spa. Ossip van Duivenbode
Ma quello di cui avevano davvero bisogno era una stanza per gli ospiti per quando la famiglia veniva a trovarli. Sarebbe stato possibile combinare tutto in uno spazio così piccolo? “Poiché i nostri parenti vengono solo pochi giorni all’anno, la nostra priorità era quella di progettare una ‘spa’ per noi, e quindi tutto il resto avrebbe dovuto essere collocato e adattato ad essa: la camera da letto, la cucina …”, ricordano.
La sauna a infrarossi e la vasca idromassaggio, i lussi che la coppia sognava. Ossip van Duivenbode
Il solo fatto di inserire tutto questo in una stanza così piccola era, di per sé, un’impresa, che è stata risolta, tuttavia, nel modo più pratico: misurando quanti centimetri sono effettivamente necessari per ogni cosa.
“Quando facciamo la doccia, abbiamo bisogno di uno spazio alto 2,13 m e largo 62 cm; quando facciamo il bagno o usiamo le saune, abbiamo bisogno di un’altezza di 1,80 m per entrare nella spa senza chinarci. Per dormire o per sedersi sul letto, abbiamo bisogno di un’altezza di 1,14 m e di una larghezza di 1,35 m. Per la zona giorno abbiamo voluto mantenere la generosa altezza di tre metri.
Non abbiamo dovuto rinunciare a nulla, anzi: abbiamo finito per aggiungere più di quanto avessimo previsto inizialmente.
La vera sfida è stata convincere l’azienda elettrica a mettere i contatori nell’armadio invece che al centro del soggiorno…” scherza la coppia.
Le Corbusier si riferiva al suo Cabanon come al suo ‘chateau sur la Côte d’Azur’. Vedeva una sorta di ‘lusso’ nelle dimensioni minime e nell’austerità del cottage. Il nostro Cabanon è grande la metà di quello di Le Corbusier, ma abbiamo integrato una spa. La chiamiamo ‘riduzione epicurea’, perché non si tratta di ridurre il comfort”, spiegano gli ideatori del progetto.
Ossip van Duivenbode
Inizialmente era stata presa in considerazione l’opzione di creare un’unica stanza in cui tutti gli usi potessero essere integrati per mezzo di parti flessibili e retrattili. Tuttavia, questa soluzione non sembrava praticabile: “Volevamo ‘lavorare’ il meno possibile, godendoci il Cabanon. Non ci piaceva l’idea di dover ripiegare il letto ogni volta o di dover creare separazioni tra le funzioni quando dovevamo usare la sauna.... Per noi era importante avere un posto dedicato e permanente per il letto e un’area fissa per sedersi lungo la finestra. Con nostra sorpresa, il Cabanon ha iniziato a sembrare più grande dopo la suddivisione in quattro stanze, così abbiamo deciso di enfatizzare ancora di più questa suddivisione, scegliendo materiali molto diversi per ogni spazio. Questo arricchisce notevolmente l’esperienza spaziale del Cabanon”, spiegano i suoi ideatori.
La camera da letto onirica. Ossip van Duivenbode
Questa materialità, che segna profondamente il progetto della piccola casa, è, come il resto delle decisioni prese, il risultato della capacità degli architetti di adattarsi alla realtà costruttiva. “Le nostre scelte cromatiche iniziali sarebbero costate da quattro a sei volte di più. La spa era stata inizialmente concepita in marmo verde, la doccia in mosaico bianco écru e il salone in cementine blu. Tuttavia, grazie a irresistibili occasioni sui materiali da costruzione negli outlet, la spa è stata rivestita in marmo cinese nero anni ‘80, la doccia in mosaico azzurro e il soggiorno in piastrelle di cemento color corallo. Il verde menta della camera da letto è stato l’unico colore scelto volontariamente, ed è stata una sorpresa, perché non sarebbe mai stato la nostra prima scelta”, ricordano Ramo e Upmeyer.
La chiave: sfruttare al massimo i metri cubi.
Ossip van Duivenbode
Dato che lo spazio è molto piccolo, la materialità assume un’importanza particolare, poiché si è sempre molto vicini alle superfici, quindi era importante che queste aggiungessero ricchezza all’esperienza. “Il fatto che ogni spazio sia completamente rivestito (compreso il soffitto) dello stesso colore, o addirittura dello stesso materiale, crea una sensazione molto avvolgente.
Crea una sorta di universo personale. Molte persone ci hanno detto di essersi sentite come in Alice nel Paese delle Meraviglie…”.
Il modellino del Cabanon.
STAR-BOARD
Ancora una volta, Le Cabanon si dimostra capace di fare di necessità virtù: a questa profonda esperienza cromatica si aggiunge la semplicità dello spazio che, date le sue dimensioni, non presenta decorazioni che possano distrarre. “Lassù regna la calma, non c‘è disordine né distrazione. La maggior parte dei mobili è incassata e non c’è spazio per oggetti inutili. È interessante come uno spazio così piccolo possa liberare la mente…”, riflette Ramo, a cui questa micro casa ha davvero cambiato la vita.
Le Cabanon si trova all’ultimo piano di un edificio residenziale del dopoguerra degli anni ’50 nel centro di Rotterdam. Lo stile dell’edificio è molto moderno: ascensori, moduli prefabbricati, grandi finestre, accesso alle gallerie... È stato ispirato dai principi del Bauhaus, persino con il tipico balcone in cemento”, spiegano Ramo e Upmeyer.
Ossip van Duivenbode
“Mentre progettavo e utilizzavo Le Cabanon ho iniziato a fantasticare sull’idea di vivere con poco... In effetti, mi piacerebbe avere solo un paio di vestiti e due paia di scarpe. Ho iniziato a osservare il nostro appartamento principale e a sentire il bisogno di semplificarlo, di riorganizzarlo in modo più efficiente e di sbarazzarci delle cose superflue per tenere solo ciò che ci interessa. Questo porta chiarezza e pace nella nostra mente e nel nostro spazio. Ora ci penso due volte prima di comprare qualcosa e di aggiungere un nuovo oggetto alla casa o al guardaroba. Il piacere che prima provavo nel comprare qualcosa, ora lo provo nel liberarmi di qualcosa che non mi serve”
, riflette.
Le Cabanon di notte.
STAR-BOARD
Tutto questo è un privilegio inaspettato che è scaturito dall’ideazione di questo progetto radicale che, come spiegano i suoi autori, non pretende in alcun modo di essere una soluzione abitativa praticabile, ma nient’altro che uno spazio privato, sperimentale ed estremamente personalizzato.
Da esso, tuttavia, il duo ha tratto alcuni insegnamenti che incorporerà nella propria pratica, come l’ottimizzazione dello spazio (e chiariscono: “ottimizzazione intesa non come riduzione ma come massimizzazione delle possibilità di uno spazio”).
La posizione del Cabanon è segnata in questa vecchia fotografia degli anni Sessanta.
“Se gli appartamenti fossero progettati e ottimizzati meglio, avremmo bisogno di meno spazio. Ad esempio, una camera da letto di 14 m2 mal progettata può sembrare più piccola e disordinata di una camera da letto di 9 m2 in cui gli elementi essenziali come la porta, la finestra, il termosifone e gli elettrodomestici sono stati collocati con attenzione. La posizione di questi elementi influenza e può neutralizzare completamente la capacità di stoccaggio, la flessibilità nell’arredamento, il piacere di stare in quello spazio, ecc”, spiegano Ramo e Upmeyer parlando di micro appartamenti.
“Ritengo inoltre che la modulazione delle altezze di alcuni spazi per sovrapporre alcune funzioni può essere esplorata negli alloggi collettivi; magari si tratta solo di un ripostiglio o della zona letto, ma questo contribuirà già a liberare un po’ di spazio in più altrove. E, a livello più personale, credo che il distacco dal possesso e dal consumismo aiuterà a godere meglio dello spazio; le persone saranno meno inclini a comprare e accumulare oggetti inutili che ingombrano i loro appartamenti e le loro menti.
Le Cabanon può aiutare a ottimizzare gli alloggi e i costi, ma non sostiene in alcun modo il ridimensionamento come unica strategia per ottenere alloggi a prezzi accessibili, né mira a diventare la casa del futuro”.
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