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Lissoni firma il nuovo Dorothea Hotel a Budapest
Completamente rinnovato da Lissoni Casal Ribeiro, il Dorothea Hotel, Budapest, Autograph Collection, occupa un trio di edifici storici nella capitale ungherese. L’architetto e designer che ha dato vita all’albergo ci racconta i retroscena del progetto.
La Lobby dell’Hotel Dorothea Budapest
Lissoni Casal Ribeiro firma il nuovo Dorothea Hotel, Budapest, Autograph Collection
Lavorare su un edificio storico, riqualificandolo in chiave contemporanea, mantenendo tutto il suo fascino eterno e l’allure di un tempo, non è facile. Serve un tocco colto e leggero, audace e rispettoso. Serve la mano di un maestro. Così, per il nuovo Dorothea Hotel a Budapest, Autograph Collection (parte del portfolio di oltre 30 brand alberghieri globali di Marriott Bonvoy), è stato chiamato lo studio Lissoni Casal Ribeiro, fondato da Piero Lissoni, una delle firme più autorevoli nel panorama internazionale – e che si è appena aggiudicato, tra i vari riconoscimenti, anche il Compasso d’Oro alla Carriera- . Il suo tratto distintivo, capace di coniugare genio e rigore, funzionalità e armonia, è intervenuto con delicatezza ed eleganza nel rifacimento dello storico hotel, che è un omaggio all’eredità di Maria Dorothea di Württemberg, arciduchessa d’Austria del XIX secolo e figura centrale nella storia culturale della città, che ha portato un significativo sviluppo culturale ed economico alla città insieme al suo consorte, il Palatino Giuseppe.
Anche nello sviluppo del progetto di interni dell’albergo il punto di partenza è il contesto storico e la valorizzazione delle caratteristiche architettoniche di pregio, dove la matrice interpretativa rimane contemporanea con l’introduzione di elementi inaspettati e talvolta ironici. Questo approccio si può leggere nella scelta di materiali, arredi, componenti decorative, così come nella selezione delle opere d’arte e nel progetto fotografico, in collaborazione con l’artista locale Zoltán Tombor, che si sviluppa per tutto l’albergo e che traduce in maniera moderna stilemi e costumi locali.
«La prima cosa che è saltata all’occhio quando, circa sei anni fa, abbiamo iniziato questo importante progetto, è stata la matrice storica degli edifici. Dovevamo muoverci con i piedi di piombo», spiega Piero Lissoni, che ha lavorato a stretto contatto con gli esperti locali di conservazione per mantenere il giusto equilibrio tra restauro e innovazione. «L’hotel si trova al centro di Budapest (Distretto V,) e nasce da tre edifici di tre epoche storiche e facciate differenti, che occupano praticamente quasi un intero isolato. Avevamo la possibilità di costruire una sorta di giardino interno, proprio come si faceva un tempo. L’architettura austro-ungarica portava infatti i giardini all’interno delle corti per questioni legate alle condizioni climatiche: meno freddo e piogge d’inverno, più frescura in estate. Aiutavano a bilanciare le temperature. Noi abbiamo fatto la stessa cosa, ragionando attorno alla conservazione degli edifici originali, disegnandone uno nuovo che fosse capace di “contenere il tutto”», sottolinea l’architetto.
Il nuovo hotel nasce così dall’unificazione dei tre edifici: si tratta di Weber (1873), l’ex sede della United Budapest Metropolitan Savings Bank, in stile neorinascimentale; Mahart (1913), l’ex sede della Hungarian River and Sea Shipping Company, in stile art nouveau; e Munnich (1937), un edificio modernista con elementi art déco e Bauhaus. Il progetto architettonico riconfigura i tetti in un nuovo piano nobile che può essere utilizzato dai clienti dell’hotel, dai residenti e dal pubblico in generale.
Un soggiorno tra storia e modernità
Dorothea Hotel è una miscela di architettura e design d’interni che rende omaggio sia al passato che presente.
«L’escamotage progettuale è stato quello di mantenere intatte quasi tutte le facciate, ma di disegnare degli edifici completamente nuovi e modernisti all’interno», spiega Lissoni. «Non a caso un altro importante intervento è stata la copertura della corte interna con un tetto in vetro, per un effetto giardino d’inverno che tiene sotto controllo le temperature, proprio come si faceva un tempo. Abbiamo costruito una sorta di oasi interna in cui si trovano la hall dell’albergo, i servizi, i ristoranti, il bar e via discorrendo», sottolinea Lissoni.
Anche nello sviluppo del progetto di interni dell’albergo, il punto di partenza è stato il contesto storico e la valorizzazione delle caratteristiche architettoniche di pregio.
La tensione tra il patrimonio culturale e la contemporaneità è l’elemento cardine anche nella parte dedicata alle 216 stanze e suite suddivise tra quelle esposte all’esterno e sulla città (Heritage), e quelle che invece si affacciano sulla corte (Contemporary). I codici stilistici si distinguono per storia e modernità nella scelta di arredi, materiali e oggetti.
«Anche per gli interni, abbiamo voluto mantenere gli elementi primari dell’edificio originale, è questa la mia missione come progettista, collegare il mio lavoro al luogo in cui sono», sottolinea l’architetto. «Se sono a Budapest, non voglio sentirmi a New York o a Vienna, voglio essere qui, circondato da opere di artisti locali, da materiali che mi ricordano il luogo in cui mi trovo, le sue origini, le sue tradizioni, il suo design», sottolinea Lissoni. Un approccio che si legge nella scelta di materiali, arredi, componenti decorative, così come nella selezione delle opere d’arte e nel progetto fotografico, in collaborazione con l’artista locale Zoltán Tombor, che si sviluppa per tutto l’albergo e che traduce in maniera moderna stilemi e costumi locali.
Ogni Autograph Collection offre "The Mark", un’esperienza unica e legata alla tradizione dell’hotel. Qui, all’interno del Pavilon gli ospiti possono ammirare una parete di erbe succulente che rende omaggio a Giuseppe Palatino, che aveva una profonda passione per la botanica. La parete di spezie e le piante forniscono l’ispirazione e gli ingredienti per i cocktail e i piatti delle sale da ristorazione dell’hotel.
All’arrivo, gli ospiti vengono accolti da un soffitto decorato e da pareti impreziosite da ritratti del fotografo d’arte e di moda ungherese Zoltán Tombor. Le opere d’arte rappresentano donne in abiti tradizionali con un tocco rivisitato e si trovano anche nelle camere. Entrando nell’area della reception, un lampadario in vetro pendente lascia intravedere la scala tradizionale originale d’epoca che si affaccia sull’intricato muro di piastrelle blu di Zsolnay.
Il cuore dell’hotel è il cortile interno, dove si trova Pavilon Restaurant & Bar, un’oasi verde e ariosa in cui gli ospiti sono circondati dalla natura. Guidato dallo chef Carmine di Luggo, questo ristorante offre una nuova visione della gastronomia cittadina con piatti di provenienza locale.
Al piano superiore, Anton’s Bar & Deli, che di sera si trasforma in un bar innovativo.
L’hotel prevede l’apertura di altri due ristoranti guidati dallo chef tre stelle Michelin Dani García nel 2024: BiBo, una brasserie andalusa sul tetto con vista panoramica su Buda, e Alelí, un’autentica osteria italiana al piano terra.
Non manca naturalmente una Spa di 650 metri quadrati completa di piscina, sauna, bagno turco e centro fitness.
Ogni Autograph Collection offre "The Mark", un’esperienza unica e legata alla tradizione dell’hotel. Qui, all’interno del Pavilon gli ospiti possono ammirare una parete di erbe succulente che rende omaggio a Giuseppe Palatino, che aveva una profonda passione per la botanica. La parete di spezie e le piante forniscono l’ispirazione e gli ingredienti per i cocktail e i piatti delle sale da ristorazione dell’hotel.
Ogni Autograph Collection Hotel racconta una storia unica; Dorothea Hotel, Budapest, Autograph Collection che riflette la ricca storia di Budapest attraverso un approccio raffinato e sofisticato, ne è un esempio lampante. Questa nuova apertura amplia il nostro portfolio di hotel Autograph Collection in una delle città più affascinanti d’Europa", ha aggiunto Sandra Schulze-Potgieter, Vice President, Premium and Select Brands, Europe, Middle East and Africa, Marriott International.
“Dall’architettura tradizionale ai dettagli delle camere, dall’esperienza culinaria innovativa alla Spa nascosta, l’hotel offre un senso di autenticità del luogo e un’esperienza che invita gli ospiti a creare un legame significativo con la destinazione.”
Le camere: eleganza discreta
Ma passiamo alle camere, 216 stanze e suite suddivise tra quelle esposte all’esterno e sulla città (Heritage), e quelle che invece si affacciano sulla corte (Contemporary). Gli arredi si distinguono per una palette di colori beige tenui con punte di arancione, in perfetto contrasto con il pavimento in legno scuro e le tende blu pavone. Accanto alle opere d’arte di Tombor, gli sviluppi urbani della città iniziati da Giuseppe Palatino nel 1800. Nelle camere del più antico edificio Weber, sulle porte ci sono ritratti di donne ottocentesche, provenienti dalla Galleria Nazionale Ungherese. All’interno delle camere, le cornici decorative avvolgono le grandi finestre in stile neorinascimentale e incorniciano gli arredi con sottili ricami floreali ispirati ai motivi popolari locali. In una tonalità di grigio chiaro, le camere heritage dispongono di letti a baldacchino, divano in velluto verde e moquette bianca e nera accostata a pavimenti a spina di pesce in legno scuro. L’ambitissima Suite Presidenziale, dall’arredamento senza tempo, vanta una sauna, finestre a tutta altezza a 270 gradi e da un’ampia terrazza che offre una vista mozzafiato sullo skyline della città con vasca idromassaggio.
Piero Lissoni ha già dormito nel “suo” hotel?
«Confesso che come ogni assassino che si rispetti non torno mai sul luogo del delitto. Magari vado lì, dormo nel mio albergo e poi mi lamento dicendo “accidenti Piero, maledizione a te, però le luci potevi farle diversamente, perché le hai messe così?”. Ho in programma un viaggio a Budapest la prossima settimana e ci dormirò, vi farò sapere com’è andata». Siamo sicuri che le luci saranno tutte al posto giusto.
Il progetto è nato dall’unione di tre palazzi contigui ma con differenti storie, cortili e facciate, in un unico edificio cercando di mantenere il giusto equilibrio tra restauro e innovazione. L’intervento si sviluppa nell’isolato che comprende il palazzo Weber (1873), ex sede neorinascimentale della United Budapest Metropolitan Savings Bank; il palazzo Mahart (1913), ex quartier generale in stile art nouveau della Compagnia di Navigazione Fluviale e Marittima Ungherese; e il palazzo Munnich (1937), edificio modernista con elementi art déco e Bauhaus.
All’arrivo, gli ospiti sono accolti dal magnifico lampadario a gocce lunghe della hall, che si distingue per le grandi composizioni di bassorilievi in cemento che reinterpretano i motivi decorativi tradizionali ungheresi. Lip sofa Living Divani, Raffle sofa De Padova, Armchair Confident Rattan Living Divani, sedute ungheresi vintage, tappeti custom (Golran) design by Lissoni (Moholy Nagyinspiration). Lampade realizzate ad hoc, design by Lissoni.
L’atrio si distingue per la scala preesistente rivestita con piastrelle di ceramica blu, un’interpretazione contemporanea delle piastrelle Zsolnay.
Lampada realizzata ad hoc per l’hotel, ispirata ai Boemian Chandellier, design Lissoni. Tavolo su misura disegnato sempre da Lissoni.
Divano Camaleonda B&B Italia.
ABC Armchairs di Living Divani, design Piero Lissoni. La Lobby dell’Hotel Dorothea Budapest
La ceramica blu, interpretazione contemporanea delle piastrelle Zsolnay, è utilizzata anche per rivestire il bancone dell’Anton Bar & Deli, uno spazio caratterizzato da superfici non rivestite e rivestimenti in legno e dai contrasti cromatici degli arredi. Sedute Thonet, Custom Lamp design by Lissoni.
Design team: Piero Lissoni con
Architecture: Miguel Casal Ribeiro, Mattia Susani, Ricardo Hernandez, Francesco de Matteis, Francesco Schiavariello
Interior design: Tania Zaneboni, Rodrigo Tellez Acosta, Roberto Berticelli, Greta Andreoni, Alejandra Corredor, Riccardo Accetta
Progetto FF&E: Ilia D’Emilio, Marco Gottardi
Landscape design: David Pouliot
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